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Abbigliamento B2B: nuova vita al tuo stock con Hopstok

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“Inventory is money sitting around in a different form” insegna Rhonda Abrams, esperta americana di piccole imprese con diversi best-seller alle spalle. Le eccessive giacenze in magazzino possono diventare un ostacolo importante all’aumento dei profitti: immagazzinare merce costa e il valore della merce stessa diminuisce col tempo.

Nel mercato del fashion il problema è particolarmente sentito: l’invenduto genera costi ingenti e diventa sempre più difficile da piazzare una volta che i capi sono fuori stagione o non sono aggiornati al gusto del momento. Applicare sistemi just in time legati al toyotismo per diminuire lo stock in eccesso può essere una soluzione vincente, ma non è sempre di facile applicabilità, in quanto si tratta di un sistema relativamente più complesso e meno efficace in mancanza di economie di scala. Se non si è colossi del settore come Uniqlo, H&M o Inditex (Zara, Bershka, Stradivarius, Massimo Dutti etc.) diventa difficile diminuire i tempi di risposta di fornitori e clienti, ed il magazzino diventa la soluzione più immediata. Altre possibili soluzioni potrebbero essere la vendita delle rimanenze ad uno stockista (con svalutazioni fino al 90%), la vendita tramite sconti o il bundling, che tuttavia implicano forti deprezzamenti della merce invenduta. Come evitare quindi ingenti perdite senza compromettere i canali distributivi, evitando gli elevati costi di transazione e le asimmetrie informative?

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Giulia Ruggi e Luca Vannucci sono gli ideatori e fondatori di Hopstok, una soluzione al problema delle perdite derivanti dall’invenduto, dai magazzini pieni, dalle scarse vendite in stagione e dal conseguente deprezzamento degli articoli. Hopstok è “una piattaforma che riunisce un network di punti vendita, pensata per far ripartire il motore dell’intera filiera, facilitando i riassortimenti in stagione e aiutando a smaltire lo stock in eccesso”.

Grazie agli studi informatici e all’esperienza in uno street shop, Luca si rende conto del problema dell’invenduto e nel 2014 assieme a Giulia, e alle sue competenze in ambito business e marketing, decide di sfruttare questa risorsa inutilizzata. Dopo aver preso i primi contatti con H-Farm, nel novembre 2014 durante un evento hackathon, il loro pitch convince i selezionatori di H-Farm e all’inizio del 2015 i due lasciano i rispettivi lavori per entrare nel programma di accelerazione H-Camp.

Durante i mesi di accelerazione non ci sono stati grandi pivot nel progetto e Hopstok ha confermato le sue potenzialità di GDO virtuale che permette ai negozi di riassortirsi e di recuperare la merce esaurita rivolgendosi direttamenti ad altri punti vendita che sono rimasti con dello stock invenduto. Il vantaggio è quello di diminuire i costi di transazione (Hopstok trattiene solo il 10% sul volume venduto) e la svalutazione dei capi, semplificando l’approvvigionamento da parte dei negozi che esauriscono le scorte e avvantaggiando quei negozi che hanno scorte in eccesso.

Hopstok sarà lanciato al grande pubblico ad ottobre 2015 e attualmente si concentra sul mercato B2B con una base di negozi dislocati per lo più in Veneto e in Toscana. L’intenzione è quella di espandersi in tutta Italia e successivamente in Europa, sfruttando le collaborazioni con i brand che pur non prevedendo resi e riassortimenti, possono proporre il servizio di Hopstok ai propri punti vendita. Nel caso dei brand, l’esclusività di vendita viene rispettata dalla piattaforma con specifici filtri che rendono visibili ai negozi solamente i marchi commerciabili.

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Hopstok ha recentemente ricevuto investimenti da parte di venture capital per una valutazione complessiva di oltre 750K e mira a diventare leader del settore. La concorrenza non manca e l’hype attorno al mondo del B2B è al giorno d’oggi altissimo. Tuttavia, benché esistano diversi servizi che collegano brand e negozi per effettuare ordini, nessuno offre un servizio identico a quello di Hopstok. Solamente negli Stati Uniti, BoxFox offre un servizio simile; tuttavia, diversamente da Hopstok, BoxFox opera come un vero e proprio intermediario tra buyer e seller.

Un servizio simile a quello di Hopstok viene effettuato da tempo nel monomarca dove i diversi punti vendita di uno stesso marchio utilizzano sistemi logistici anti spreco scambiandosi internamente lo stock in eccesso. Il vantaggio di Hopstok sta nel mettere in contatto brand e negozi diversi per riscoprire il gusto dell’acquisto di un capo originale in un negozio multimarca e non standardizzato.

Hopstok può dare un nuovo slancio ai piccoli negozi e permette loro di offrire capi nuovi e originali ai consumatori, diminuendo gli sprechi. Il business model inoltre è perfettamente scalabile: i diversi trend dovuti alla stagionalità e alle distanze geografiche rendono Hopstok ancora più interessante.

Luca Manisera